venerdì 26 novembre 2010

Oliveto Citra: Ufo, profumi e guarigioni della Madonna del Castello


di ORESTE MOTTOLA
"Se la Madonna vuole apparire ad Oliveto Citra, non deve chiedere il permesso a me". Lo disse l’allora arcivescovo di Salerno – Campagna – Acerno, Guerino Grimaldi, conversando un giorno con don Peppino Amato, il parroco di Oliveto. Voleva prendere tempo, riflettere, accertare e discernere. Troncare e sopire. Ci fu invece l’effetto valanga. Si calcola che, negli ultimi vent’anni, più di un milione di pellegrini si siano fermati su quella scalinata di fronte al Castello, e dopo aver recitato qualche preghiera, hanno chiesto una grazia più o meno importante. Un congiunto ammalato da guarire, un nipote discolo ed un marito disattento da correggere. La religiosità popolare, come sempre accade, ha preso il sopravvento sulle prudenze delle gerarchie ecclesiastiche. Nel 1985, nella serata del 24 maggio, iniziarono le apparizioni della Madonna a diversi veggenti. All’inizio erano dodici, oggi sono solo tre. Il mistero s’infittisce anche per un’altra strana circostanza: "Tutte le volte che si effettuano manifestazioni più importanti di preghiera o di feste per ricorrenze relative alle apparizioni della Vergine, il sole partecipa puntualmente con segni spettacolari, meravigliosi: mutamenti di colore, roteazioni e movimenti di palpitazione, spesso si nota nel disco solare l’ostia che usa il sacerdote per la celebrazione eucaristica con le lettere IHS, oppure una croce gigantesca e la figura della Vergine", scrive il parroco. Oltre a vedere gli Ufo nel cielo c’è la storia dei profumi: "La presenza della Madonna – scrive don Giuseppe Amato – si avverte spesso mediante un profumo indescrivibile, la cui fonte non si è riusciti ad individuare. Non si contano le persone che hanno fatto gioiosa esperienza di questo misterioso profumo, sia davanti al cancello delle apparizioni, sia lungo il viaggio di andata o ritorno in occasione di pellegrinaggio".
Il fascino di San Gerardo. Su, in alto, c’è il santuario di San Gerardo Maiella. Giù, ad Oliveto, le apparizioni mariane s’intrecciano con guarigioni inspiegabili. Ci si inerpica tra boschi magnifici che sembra di essere in Svizzera, e poi si scende verso l’inferno della Salerno-Reggio Calabria. Per i paesi che gravitano lungo questa strada, pomposamente definita a scorrimento veloce, ad unire Alta Irpinia e la Salerno – Reggio Calabria c’è anche "l’eresia" vigorosa dei pentecostali, evangelici e protestanti. Terra di misticismo, quant’altre mai questa Alta Valle del Sele.

La religione e’ una cosa seria. Ad Oliveto, paese di commercianti e contadini e di una forte borghesia delle professioni [1]la religione è una cosa seria. Finanche i comunisti si dividono in atei, cattolici e qualche evangelico. Poi c’è la Madonna di Oliveto che è un nervo scoperto che anima uno scontro a tutto campo. "Ci chiamiamo fuori da ogni diatriba dottrinale. Siamo davanti ad un fenomeno da rispettare. I pellegrini vanno adeguatamente ospitati. Perché no, siamo attenti al ritorno economico utile a tutta la collettività olivetana, che essi determinano", dice Italo Lullo, il sindaco diessino. Gli olivetani e la Madonna è un romanzo che viene scritto da vent’anni. Ogni tanto c’è un capitolo nuovo. Fede e fantascienza, superstizione e fascinazione, suggestione e verità, le chiavi di lettura del fenomeno sono sempre doppie. Anche l’università di Salerno si sta interessando al caso. Paolo Apolito, il più famoso degli antropologi italiani ha incaricato una sua collaboratrice per svolgere una ricerca a tutto campo sulle apparizioni.

C’è  una verità  taciuta?. "La verità la sanno in molti, proprio io non è il caso che te la racconti, ma è meglio lasciare le cose come stanno…", dice più d’uno chi quelli che la sanno lunga. Ed il fenomeno si è incrociato anche con gli Ufo. "Ore 23 del 20 luglio 1985 ad Oliveto Citra (Sa) un centinaio di persone videro una nuvola rossastra molto luminosa stazionare in cielo e il 30 novembre 1985 erano ben visibili 59 punti neri alti in cielo che sembravano dei grandi volatili, prima disposti a forma di rosario e poi a formare chiaramente le lettere AVE", riportano alcune cronache del tempo.

Le guarigioni."Gesù o tà pigli’ o a’ guarisci", era il ritornello mentale della signora Antonietta mentre accorreva in ospedale perchè le condizioni della sorella Anna Voria, ammalata di un fibroma maligno da oltre sette mesi, si erano improvvisamente aggravate. L’ultima spiaggia è quel viaggio a Oliveto Citra, davanti al Castello, dove la Madonna appare: "Vedo Gesù , la Madonna Santissima e un prete con le mani incrociate [...]. Nell’apparizione ad Oliveto Citra mi disse: "Chiedimi tutto quello che vuoi che a me lo concederà". Non aspettavo altro, con mia sorella ammalata, e dissi: "Chiedile la grazia per mia sorella". La testimonianza è entrata a far parte del "dossier" inoltrato al Vaticano per la santificazione del "servo di Dio" Domenico Lentini, da Lauria. E’ un librone pieno di controprove, analisi, esami di medici che dichiarano la guarigione di Anna Voria "inspiegabile in base alle nostre conoscenze". Il volume se lo rigira in mano Raffaele Palumbo, autore de "La Terra dell’Oliveto", per lui è la prova che la chiesa cattolica, ai suoi massimi livelli, ha avallato gli eventi miracolosi che da due decenni avvengono ad Oliveto. Anche i massimi "mariologi" Laurentin, Marnielli e Gagliardi vennero ad Oliveto: "Punsero con gli aghi ed avvicinarono gli accendini le braccia dei veggenti in estasi. Che rimasero indifferenti". L’ultimo evento miracoloso è di poche settimane fa: "Una giovane signora è venuta qui sulla sedie a rotelle. Dopo la preghiera si è alzata e si è messa a camminare da sola", racconta Anna Ricigliano De Bellis, presidente della Fondazione.

La madonna e l’Umts. La Madonna di Oliveto non è tanto schizzinosa verso le nuove tecnologie e c’è chi l’ha persino fotografata col videofonino. "Aspettiamo di avere una relazione medica prima di gridare al miracolo", dice prudente. "Ci veniamo sempre perchè questa è una terra benedetta". La famiglia Sasso è arrivata da Manfredonia, due ore di auto, le macinano almeno una volta al mese. "A Oliveto c’è un dono di Dio. Poi la gente è ospitale. Noi ormai ci siamo affezionati. Divulghiamo la novella con tutti i nostri conoscenti". I pellegrini baciano le scale che portano al Castello che è stato dei Guerritore e poi dei Marino Giglio e si mettono a pregare. Di fronte c’è "L’erba voglio", il negozio che ha preso il posto della farmacia Rufolo. Qualcuno scatta foto, qualcun’altra chiama al telefonino chi deve avere la "grazia" per fargli recitare la preghiera e chiedere direttamente l’intercessione. Sono i miracoli della telefonia mobile. La "Regina del Castello", ovvero la Madonna che da vent’anni, pur se in varie forme, appare nella piazzetta del vecchio maniero, è infaticabile come gli olivetani. Fa arrivare bambini alle coppie sterili senza gli stress della legge 40 sulla procreazione assistita. Guarisce dai tumori quando i medici hanno alzato bandiera bianca. Assiste una bambina di sette anni che deve sottoporsi ad un difficile intervento chirurgico agli occhi per correggere lo strabismo bilaterale. Fa uscire dal coma. Ma secondo qualcuno sostiene, anche se in maniera molto discreta il commercio locale con tre negozi di souvenir ed articoli religiosi ed un "riverbero" sui ristoranti locali. Il fenomeno della Madonna Regina del Castello va avanti da vent’anni. Più frutto del passaparola tra fedeli speranzosi che di una vera e propria azione di promozione. Personaggi ed interpreti: don Peppino Amato, il parroco vecchio stampo, "prete con la tonaca", è scomparso da meno da poco: "Non rifiutate questa meraviglia operata da Dio ad Oliveto Citra, perché correreste il rischio di fare brutta figura, quando i fatti confermeranno questo prodigio", scrive quando ricorda don Leone, il parroco di Andretta, un vicino paese irpino che ad Oliveto ci portava i suoi indemoniati. C’è poi il giovane parroco, don Virginio Cuozzo, che non fa mistero della sua "freddezza" rispetto alle apparizioni mariane. Don Virginio è nell’ortodossia tracciata dal vescovo Gerardo Pierro. Mino Pignata, il sindaco socialista dell’ultimo decennio, sulla questione ha avallato, "Il Borgo della Regina" è il logo degli interventi pubblici che vogliono completare la ricostruzione e dare un nuovo volto alla vecchia Oliveto.

Il parroco della Madonna. «Andrò via da Oliveto solo quando morirò, qui è la mia casa». Lo diceva sempre don Peppino Amato ed il momento del distacco è arrivato quando veva 92 anni. Se n’è andato dopo una breve malattia, dopo un’intera vita dedicata al suo paese adottivo, che mai, neppure quando gli anni e gli acciacchi avanzavano, aveva voluto lasciare per tornare a Sicignano degli Alburni, suo paese d’origine. Encomiabile il suo lavoro, la sua dedizione, come il suo grande coraggio, anche quando – per ben due volte, l’ultima tre anni fa – ladruncoli senza scrupoli si sono insinuati nella sua casa per rubare le offerte dei fedeli alla Madonna, picchiandolo e legandolo. Ma lui, pronto a dire che tutto andava bene, che rimaneva lì, al suo posto. Un coraggio che ha mostrato fino all’ultimo istante della sua vita a quanti ripeteva dal suo letto, pur consapevole che la fine era vicina, «sto bene, non preoccupatevi». Don Peppino è stato il simbolo di una cristianità vera, antica, un uomo buono ma ferreo, che dal dopoguerra ad oggi si è occupato di un paese con grande devozione ed amore. Lo ha fatto fino alla fine, lo ha fatto nella povertà del suo sacerdozio. Lo ha fatto ancor di più quando ad Oliveto Citra iniziarono le apparizioni mariane. Era il 1984. Don Peppino è stato ancora più ferreo, perché il suo compito era capire e scindere la suggestione dalla verità.

Pierro prende le distanze. Alcune persone, il 24 maggio 1985, hanno sostenuto di aver assistito ad un’apparizione della Madonna vicino al cancello che dà l’accesso a un castello diroccato. "Da allora – spiega mons. Gerardo Pierro, arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno – dei sedicenti veggenti continuano a sostenere di avere apparizioni, ma già il mio predecessore, mons. Guerino Grimaldi, aveva dichiarato che non ravvisava elementi tali da poter parlare di fatti soprannaturali". Da anni, il luogo delle presunte apparizioni è diventato meta di pellegrinaggi da altre diocesi campane e soprattutto dal napoletano, ricorda il presule, benché l’autorità ecclesiastica si sia espressa con chiarezza nel senso del rifiuto. "Purtroppo – avverte mons. Pierro – c’è chi specula su tutto ciò. Adesso, il fenomeno si sta ridimensionando. Sarebbe anche opportuno che i sacerdoti dei paesi da cui provengono i pellegrini avvertano sulla mancanza di veridicità del fatto ed invitino i fedeli, che vogliono vivere un’esperienza religiosa forte, ad andare ad altri santuari disseminati in Campania".



I PROTESTANTI

Cronaca di una domenica mattina trascorsa con gli Evangelici della Valle del Sele, quelli di Oliveto Citra, per la precisione. Sono senza gerarchie nazionali ed internazionali. Vogliono essere come la chiesa dei cristiani dei primi secoli. Costantemente attenti alle "opere di bene" ed al "progresso" dei fratelli. Al volontariato col "Banco Alimentare"  per i più bisognosi. Molto tecnologici. Il maxischermo proietta i loro racconti semplici accanto al podio. Il complesso ha ritmi di rock dolce, molto melodico, gradevole ai più. Il volto dei fedeli, più  delle parole, racconta che la maggior parte di loro proviene da un’estrazione contadina. La terra, le sue stagioni, i frutti: ci fanno ancora i conti. Da pensionati, alternano esortazioni al Signore "pè sta gioventù" e mettono in scena una sorta di "Bibbia pauperum" senza immagini, che non siano loro stessi, e santi ma di straordinaria potenza evocativa. E’ quanto accade ad Oliveto, terra di apparizioni della Madonna, sulla strada "gerardina" solcata ogni anno da innumerevoli visitatori  diretti a Caposele, per vedere San Gerardo. Il paese è sede di una significativa comunità  Evangelica che ha oltre sessant’anni di vita. In prima fila ci sono i giovani. "Sono le cose che a loro piacciono. "Ammèn", pronunciato così, lo dicono, quasi come un intercalare, dopo ogni espressione di fede nel "culto" domenicale nella loro chiesa al centro del paese. Tra loro si salutano con il "Pace" ed una stretta di mano. Lo fa anche l’angioletto biondo, un bimbo di non più di tre anni, che poco prima ha cantato con gli altri bambini più  grandicelli della comunità. Più  di uno lo fa anche col "fratello nuovo" come tra loro definiscono il cronista che per un’ora e mezza si è "infiltrato" (dopo essersi presentato al pastore) nelle loro fila ed ha ascoltato canti, testimonianze e letture bibliche. Ed ha apprezzato la bella predica del pastore Romolo Ricciardiello. Sono una "corrente" dei pentecostali che hanno scelto la modernità  anche con il loro rito accompagnato da una piacevole musica rock suonata da Renzo, Gioele, Nunziante, Valerio, Nadia, Mariateresa, Giuseppina e Manuela. Le immagini del "culto" (equivalente della Messa dei cattolici) scorrono sul maxischermo rimandate da due telecamere con regia mobile, e a mo’ di karaoke anche le parole degli inni religiosi che tutti, giovani ed anziani, cantano. C’è poi il momento delle testimonianze e dei saluti. Ci sono i fratelli arrivati dalla Lombardia. C’è la ragazza che è andata insegnare al nord e racconta di aver trovato una chiesa di "confratelli". Segue "l’unzione" dell’olio per superare una difficoltà nel corpo attraverso la preghiera di fede. Poi, "nella piena libertà ", come chiede Pasquale Gigante, ognuno esprime le sue lodi al Signore. Prevalgono gli anziani, ed ognuno parla a modo suo. Non si assiste a fenomeni di glossolalia, il parlare improvviso in altre lingue. Ma ogni tanto qualcuno entra nel discorso con un’esortazione. Questo dei Pentecostali "liberi" è un movimento che ha voglia di uscire dal guscio. Uno dei loro punti forza è a Oliveto Citra. Il pastore è Pasquale Gigante lavora all’Asl Sa/2 presso il distretto sanitario di Bagni di Contursi, che è annessa al locale ospedale. "Impossibile contarci. Ad Oliveto siamo più di duecento. Rappresentiamo l’evoluzione del mondo contadino. Perchè dalle nostre campagne partì la predicazione di Nunziante Cavalieri, che da prigioniero di guerra in Inghilterra scoprì questo nuovo modo di vivere la fede cristiana ". La storia è presto fatta. Cavalieri s’incontrò con Salvatore Garippa, un emigrato di Contursi che si era convertito negli Usa, ed insieme a Pasquale Albano, che rientrato dalla guerra trovò la moglie convertita – clandestinamente – diffusero la predicazione organizzando d’estate incontri nelle aie dei nostri contadini. Diverse volte marescialli dei carabinieri zelanti, aizzati dai parroci cattolici, li arrestarono. Ovviamente furono poi sempre rilasciati. "Da loro partì una spinta alla civilizzazione delle nostre zone rurali della quale tutti hanno tratto giovamento. Dal bagno in casa alla spinta all’istruzione". Contadini sono stati, ma i figli hanno studiato ed ora si fanno valere.

IL PAESE

Il benvenuto lo riceviamo da "Maria Carmela", la poetica e leggendaria fontana bronzea della piazza del "Chianiello", con quattro teste di leone e che prese il nome da una locale donna "di facili costumi". "Com’è oggi il paese di Oliveto? E’ tranquillo, senza droga e delinquenza, ottimamente movimentato e commerciale", così parlò Riccardo Nigro, gestore del Beckett pub, novanta posti a sedere, pizze a volontà e poi … birre trappiste a quattro passi dal Castello Guerritore, il luogo delle apparizioni della Madonna. Va bene, ci crediamo. Oliveto è "Citra" poiché al di qua di qualcosa d’importante e di vitale, ovvero il Sele, l’antico Ceto dei greci. Giù a valle c’è "Bagni", la zona delle Terme con gli alberghi, i ristoranti, il fitness popolare e della terza età. Il commercio che conta, eccettuato Petrillo nella vicina Contursi, invece è ad Oliveto. Qui però c’è il fenomeno del turismo religioso: "Una botta da novecentomila ad 1 milione e 300 mila visitatori l’anno", conteggiano. Va detto che Oliveto è ben messa sulla "Via del Santo", ovvero quel flusso di pellegrini che va a Caposele a vedere la reliquia di San Gerardo. Sia come sia, questa è la marcia in più del paese, la medicina che ha permesso di riassorbire un’industrializzazione più dominata dal "prendi i soldi e scappa " che da un’effettiva volontà di far sviluppare l’economia locale. E, come ci racconta Raffaele Palumbo, che è insieme avvocato, musicista, scrittore, fotografo e Cavaliere di Malta, Oliveto Citra è anche il paese più caro a San Gerardo Maiella, e dove più volte il frate Redentorista fornì prova della sua Santità e dei suoi poteri miracolosi. La storia del fazzoletto di San Gerardo, beneagurante per le partorienti, è tutta "made in Oliveto". E’ tutta laica "l’altra cattedrale", e il paragone non sembri irriverente, funziona da quarant’anni, si chiama ai "Due Cannoni" con la processione dei buongustai per mangiare i ravioli e i fusilli al ragù, le lagane e ceci con la sugna, la fianchetta ossia pancetta ripiena d’agnello o di capretto. Oliveto è anche terra di confronto segnata dall’azione "dissenziente" una forte comunità evangelica ha creato le premesse affinché qui si formasse il più forte polo commerciale della zona. "Siamo ancora nei primi cento paesi d’Italia, al di sotto dei cinque mila abitanti, per il reddito complessivo", racconta Giuseppe Conforti, professore di religione ed esponente dell’Udc. Spirito protestante ed etica del capitalismo, così come ci spiegò Max Weber? "Lasciate stare i santi", aggiunge Conforti, ma il paradosso (mica tanto inventato) lo possiamo toccare con mano in altre località, come Matinella, frazione importante di Albanella. E’ un fatto storicamente accertato proprio da Raffaele Palumbo in "La Terra dell’Oliveto", , edito nel 2002 dal Comune, 295 pagine, come lo zio prete, don Peppino, in una lettera al vescovo racconta come "riporterò alla chiesa queste anime smarrite". Qui le diatribe religiose si sono spente presto, confinate negli anni Cinquanta quando il parroco e sindaco socialcomunista si divertivano più ad ignorarsi che a combattersi e don Peppino Palumbo dava il "passaggio" nella sua auto ad Armistizio, il pastore protestante. Il momento più "alto" della lotta fu nel 1956 ed investì la banda musicale, fondata dal nonno di Giuseppe Conforti. "…Nella festività di S. Antonio la banda musicale non accompagnò l’affollatissima processione in quanto i musicanti di fede politica comunista si rifiutarono di suonare perché i colleghi democristiani avevano fatto la stessa cosa in occasione della festa "rossa" del primo maggio". Episodi da don Camillo e Peppone, sulle rive del Sele.

La ricostruzione del dopoterremoto. I capitoli "maledetti" sono le storie poco edificanti di Coro Tessuti, Castel Ruggiano, Bas, Futura e Monosud. "Tanti giovani ci hanno creduto. Hanno investito il loro futuro in queste aziende. Si sono poi trovati con un pugno di mosche in mano", dice Giuseppe Conforti. "Ci ha salvato il nostro commercio e l’agricoltura", aggiunge Raffaele Palumbo. Sono tante le storie degli imprenditori "virtuosi". "Innanzitutto i nostri. Dai Molini Moscato con la farina, i fratelli Coglianese nella siderurgia, alla Biciclas di Sarro". Lavorano bene la Sudgomme (indotto Fiat), l’Rdb (edilizia), la Plastica Alto Sele, l’Orsi & Pedicini (manufatti in cemento) e la Silaro Conserve. "Hanno quasi un tallone d’Achille – fa notare Palumbo – che è quello d’assemblare materie prime che vengono dall’esterno. E il differenziale del costo dei trasporti li rende molto vulnerabile. Per non parlare di cosa potrà ancora accadere con la globalizzazione galoppante".

I giovani. Se ne vedono parecchi in giro. Sulle panchine della piazza, davanti a bar. "Sì, solo perché è domenica pomeriggio", ribatte Conforti. Che calcola un esodo di almeno 50 ragazzi di Oliveto che ogni anno vanno a cercare fortuna altrove. "Che futuro potranno mai avere qui?", si chiede. "Il problema c’è, ma tu sei catastrofista", gli fa eco Raffaele Palumbo. "Emorragia da fermare", concordano.

Il commercio. Per la verità il punto di forza continuano ad essere quei 130 esercizi commerciali che attraggono clientela da tutta l’Alta Valle del Sele e finanche dall’avellinese. Il commercio è il settore che funziona. L’olivetano è razionale e mercantilista. San Gerardo Maiella, quando nella prima settimana di settembre di quest’anno, tornerà ad Oliveto non riconoscerà il paese che visitò nel 1755, 250 anni or sono. Non c’è più quella che per tutti era la "casa di San Gerardo", spazzata via più che dal terremoto del 1980, dalla ricostruzione che è seguita.
Articoli di Oreste Mottola orestemottola@gmail.com

Valva, aristocratica e misteriosa terra sulla via del grano da Eboli a Matera


La strada verso la terra del grano fu allungata nelle proprietà del marchese di Valva per dotare il suo feudo di una strada, a spese dello Stato
Valva, mithus vivit, quando il mito torna a vivere. Con le storie di dei e ninfe scolpite nella pietra dalla mano dello scultore fiorentino Donatello Gabrielli, il Castello dei d'Ayala Valva è l’emblema dell'incontro con la bellezza. Prima ancora qui era di casa l’abbondanza, con la produzione di grandi derrate alimentari: vino, olio e grano. “Vino Valva da Mezzo taglio: Rosso, schiuma rossa che conserva a lungo, sapido, brillante, fresco, armonico con leggero profumo sui generis, sebevole, acidulo, alcole da 13 a 14°; vini da pasto da 11 a 11,5°". Ed ancora: “tra i vitigni più rinomati: aglianicone, aglianico uva di Troia”. E’ quanto troviamo scritto in una vecchia relazione agraria dei primi del Novecento. Nella villa - castello una botte in rovere di Slavonia, da 365 quintali di vino: “mansueto gigante in legno che aveva ospitato interi vigneti nelle sue branchie”, scrive Diomede Ivone, un prestigioso docente universitario ma nel 1958 solo un giovane aspirante giornalista, quando visita il paese.
La Puglia è qui.
Valva: snodo importante sulla via del grano tra la piana del Sele ed il Tavoliere delle Puglie. Produceva e tanto quell’Azienda Marchesale di Valva, che si estendeva tra le province di Salerno ed Avellino. La proprietà era di una casata nobiliare che risiedeva tra la Puglia e la Svizzera. Uno scatto in avanti l’aveva avuto dal marchese Giuseppe Maria Valva che, di fatto era il ministro dei lavori pubblici con il re Ferdinando IV, quando questi, nel 1789, lo incaricò di costruire la strada che da Eboli portava fino ad Atella in Basilicata, comunemente chiamata la Via del Grano. Collegava il Tirreno con l’Adriatico, facendola passare per il territorio di Valva. E il suo feudo ne ricevette una straordinaria valorizzazione. Come scrive Filomena Monica Losco: “Nel delineare il tracciato, il Marchese allungò di molto il percorso, con varie giustificazioni, per farlo passare nei suoi possedimenti di Valva, anziché utilizzare il passaggio naturale della Sella di Conza”. Ed ancora “La strada di Matera fu così allungata nelle proprietà del marchese di Valva per dotare il suo feudo di una strada, a spese dello Stato". Niente di nuovo sotto il sole.
Tra i fantasmi di un uomo solo.
Ticket da tre euro ed eccoci tra la statue delle “bellezze muliebri che il marchese ha conosciuto nei viaggi e di cui ha voluto conservare, nel marmo, una memoria più duratura di una fotografia”, come raccontò allora al cronista Emilio Grassi, il settentrionale che dirigeva l’azienda. “Ne ha spesi di soldi per i nudi e le statue”, aggiunse l’amministratore dei beni del marchese.
“Campare di turismo? E’ ancora una velleità: ci mancano alberghi e ristoranti. Si sta però provvedendo”, sospirano le guide turistiche, che solo nei fine settimana, accompagnano i turisti nel bosco delle meraviglie. “… Si viene risucchiati dall’inquieta fantasia del marchese, si soggiace ai miti che hanno guidato la sua fantasia di uomo solo”, racconta sempre Diomede Ivone. Erano passati solo pochi anni da quando l?ultimo marchese, Balì dell'Ordine di Malta, scapolo e senza eredi, aveva lasciato tutte le proprietà al blasonato ordine cavalleresco.
I suoi sogni
Il parco è popolato non solo dai richiami quasi onirici del nobiluomo: fate ed elfi, poi teatranti e dame. Ed anche i briganti: uno di loro, l’Anselmi fu quello che uccise il potente fattore Falcone. Lo fucilarono proprio all’ingresso ed una piccola croce nera, nell’unica pietra a vista, testimonia ancora oggi l’accaduto, piccola icona della “storia bandita” del nostro sud. E’ il sapore del passato che prende il visitatore ad ogni passo: clima da new age, atmosfere da “Signore degli anelli”, siamo nel giardino di “verzura” all’italiana, coltivato “all’inglese”, ovvero che tende alla rinaturalizzazione è anche nel paese. Il bosco è pieno di grandi abeti rossi e poi platani giganteschi. Le statue richiamano la mitologia che aiutava il “titolato” a farsi ragione di una quotidianità non esaltante: Apollo e Dafne, Tritone, Amore e Psiche, e poi la Fontana delle Triadi. Ercole è lì, ma è stato capitozzato dai ladri. C’è poi la meraviglia di quell’anfiteatro all’aperto dove un centinaio di statue faceva compagnia al barone d’Ayala (”mi raccomando con la d minuscola”, mi dicono Gerardo Palombo, e le altre guide turistiche) quando quasi da solo guardava gli spettacoli delle compagnie di guitti che passavano. Teste di pietra d?uomini e donne, che dalle siepi sembrano ascoltare le voci del bosco, sono rivolti verso un palco vuoto, due stanze laterali sembrano fungere da vallette.
Pubblicità zero e tutti col sangue blu.
Ancora oggi è luogo di concerti lirici, spettacoli, poiché la splendida acustica di questa struttura ne esalta l?esecuzione. Aperto solo nei fine settimana, Villa d’Ayala, pubblicità zero, fa segnare tremila visitatori all’anno. “Dobbiamo ringraziare gli operai della comunità montana dell’Alto e Medio Sele se viene pulito”, raccontano ancora le guide. I visitatori illustri non mancano: la notte dell’11 aprile 1807 Giuseppe Bonaparte, re di Napoli e della Sicilia, chiese ed ottenne asilo per una notte e alle prime luci dell’alba ripartì. Nel 1943, vi si trattenne il maresciallo Kesserling che vi aveva fatto attrezzare un ospedale per i suoi soldati. “Siamo il più pugliese dei paesi salernitani”, dicono a Valva, perché questo è il paese che si trova sulla vecchia strada del grano, quella che da Eboli porta alla Puglia. E da Taranto vengono i d’Ayala che hanno via via soppiantato i Valva. Dai paesi vicini si divertono a prenderli in giro: “I valvesi? Tutti col sangue blu. Discendono dal marchese quando c’era ancora il jus primae noctis”. ” Qualche fondamento, qui come altrove, c?era fino a tre secoli fa”, raccolgono oggi nient’affatto arrabbiati. In realtà la storia del paese è fortemente intrecciata con quella dei Valva prima e dei d’Ayala dopo. L’Azienda Marchesale (”questa va scritta con le maiuscole”, raccomanda Palombo) aveva migliaia di ettari di terreno: da Colliano, Laviano e poi Teora nell’avellinese. Le produzioni di olio e vino erano incalcolabili così come il numero delle persone che vi trovava lavoro. “Quando durante l’estate il nobiluomo lasciava la sua residenza di Losanna e veniva a trascorrere un periodo di vacanze al castello, ogni tanto, la sera, salivo a fargli compagnia. L’arte era il suo argomento preferito. Qualche volta suonava il pianoforte, e componeva. Tra le carte che ha lasciato ci deve essere anche qualche sua opera…”. Racconta a Diomede Ivone, nel 1958 giovane giornalista de “Il Mattino”, don Lorenzo Spiotta, “gagliardo sacerdote ottantenne della chiesa di San Giacomo Apostolo”. Questa è la storia che finisce nel 1951. Dopo si apre il capitolo dell’emigrazione nei quattro angoli del mondo, della formazione di una nuova proprietà terriera e lotta dei contadini per la raccolta delle olive. Arriva poi il terremoto del 1980. Valva è capace di una ricostruzione che ancora oggi è additata ad esempio. Il centro storico, è uno splendido esempio di ricostruzione artistica. Pur quasi totalmente raso al suolo, le amministrazioni guidate da Michele Figliulo, che poi è uscito indenne da novantanove processi, si impegnarono in una ricostruzione fedele a quanto era andato distrutto, furono numerate le rovine delle case cadute permettendo in questo modo di riprendere la vecchia architettura fusa ad una moderna ricostruzione del centro abitato.
Terra aristocraticamente misteriosa.
Valva terra aristocraticamente misteriosa. Numerosi sono stati i reperti archeologici risalenti al I secolo venuti alla luce nel 1937, tra cui un grande cippo commemorativo addossato ad un muro di terrazzamento del terreno ed una lapide dedicata all’Augustale Caio Spedio Atimeto dal figlio Caio Spedio Asiatico. Quest’ultima, saltata fuori alla Fabbrica, fu trasferita in paese e fatta murare sulla parete di una delle tante meravigliose grotte del parco dei Marchesi di Valva. Fuori dalle mura resiste però quella piccola croce per quel brigante che scannò il massaro Falcone.
Oreste Mottola
orestemottola@gmail.com

domenica 31 ottobre 2010

La copia integrale del rapporto europeo che ha bocciato senza appello le discariche costruite intorno al fiume Sele

Il rapporto della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo: “la crisi dei rifiuti in Campania non è finita”  Difficilmente ne avrete letto in giro, (in provincia di Salerno lo ha ripreso solo Oreste Mottola, su "Il Mattino) ancor meno probabilmente ne avrete sentito parlare in tv ma la Commissione Petizioni del Parlamento Europeo ha reso pubblico il rapporto finale dopo la visita di una delegazione in Campania sulla questione dei rifiuti.
Ho appena finito di leggerlo ed è qualcosa di allucinante. Gli europarlamentari membri della delegazione (una “socialista” olandese, un “popolare” tedesco e una “verde” danese) hanno scattato una chiara fotografia della situazione campana dalle origini del problema ad oggi che in qualsiasi altro paese europeo sarebbe pubblicato da tutti gli organi di informazione e farebbe la notizia di apertura dei telegiornali (non esagero).
Il testo del rapporto (PDF) è disponibile qui.
Buona lettura!

PARLAMENTO EUROPEO 2009 - 2014
Commissione per le petizioni
25.6.2010
DOCUMENTO DI LAVORO
sulla missione di inchiesta in Campania (Italia) dal 28 al 30 aprile 2010
Commissione per le petizioni
Relatore: Judith A. Merkies
PE442.870v03-00 2/18 DT\822069IT.doc
IT
La delegazione che si è recata in Campania era composta da tre membri ufficiali designati
dalla commissione per le petizioni e da quattro membri ex officio, deputati al Parlamento
europeo eletti in Campania. I deputati del paese interessato, infatti, non sono ammessi a
partecipare alle visite di accertamento in veste ufficiale. La relazione è stata predisposta sotto
l’autorità del capo della delegazione con il contributo di tutti i membri.
Membri della delegazione
Judith A. Merkies (capo della delegazione) (S-D, Paesi Bassi)
Peter Jahr (PPE, Germania)
Margrete Auken (Verdi, Danimarca)
Membri ex officio
Erminia Mazzoni, presidente della commissione per le petizioni (PPE - Italia)
Crescenzio Rivellini (PPE - Italia)
Andrea Cozzolino (S-D - Italia)
Vincenzo Iovine (ALDE - Italia)
Scopo della missione
Obiettivo della visita era indagare sulle denunce contenute nelle 15 petizioni pervenute e già
esaminate in commissione1, nel corso della precedente legislatura e più recentemente nel
dicembre 2009, in occasione dell’audizione dei firmatari delle petizioni e nel gennaio 2010,
quando alle autorità nazionali è stato concesso di presentare la propria posizione.
I membri della delegazione hanno incontrato i firmatari e le comunità locali che sono le più
direttamente colpite dalla situazione, le aziende che amministrano le varie strutture di
smaltimento dei rifiuti presso cui è stato effettuato il sopralluogo e le autorità locali, regionali
e nazionali competenti. Per formarsi un punto di vista indipendente, la delegazione ha
richiesto il parere di alcuni ricercatori scientifici (geologi, epidemiologi, ambientalisti,
sociologi). Gli incontri si sono svolti a Napoli e Benevento e presso i siti visitati.
La presente relazione si rifà a quanto osservato dai membri durante la loro permanenza
nonché a una nutrita serie di documenti, in parte messi a disposizione della delegazione, in
parte procurati per avvalorare ulteriormente alcuni aspetti dell’elaborato o per assicurare la
1 683/2005, presentata da Vincenzo Marmora, sulla discarica di Basso dell’Olmo
31/2007, presentata da Giampiero Angeli, sulla tossicologia negli animali
26/2007, presentata da Monica Sepe, su un progetto di realizzazione di una discarica a Valle della Masseria
587/2007, presentata da Marina Salvadore, sui rifiuti in Campania
756/2007, presentata da Giovanni Roviello, sulla discarica di Ariano Irpino
789/2007, presentata da Gigliola Izza, sulle ecoballe a Taverna del Re
910/2007, presentata da Francesco di Pasquale, sui rifiuti in Campania
991/2007, presentata da Vincenzo Gala, sui rifiuti in Campania
12/2008, presentata da Francesco Miglino, sulla trasparenza in materia di inceneritori
16/2008, presentata da Francesco Castelli, sui rifiuti in Campania
209/2008, presentata da Sebastiano Perrone, sui rifiuti in Campania
347/2008, presentata da Tommaso Esposito, sull’inceneritore di Acerra
955/2008 presentata da F.K., sulla discarica di Chiaiano
1011/2008, presentata da Antonia Schiatarella, sulla discarica di Chiaiano
1082/2008, presentata da Raffaele Pacilio, sull’incenerimento illegale di pneumatici.
DT\822069IT.doc 3/18 PE442.870v03-00
IT
conformità a generali requisiti di ricerca.
Legislazione
Nella tabella in appresso sono indicate schematicamente le normative UE invocate dai
firmatari:
Direttiva n. Anche Titolo Problematica
92/43/CEE Habitat
Ubicazione delle discariche
della provincia di Salerno
1999/31/CE Discariche Chiaiano, Terzigno
2000/532/CE 91/689/CEE Rifiuti pericolosi
Incenerimento di
pneumatici
2000/76/CE
Direttiva sull’incenerimento
dei rifiuti
Requisiti minimi in materia
di incenerimento dei rifiuti
2001/77/CE Energia da fonti rinnovabili
Combustibile destinato ad
Acerra
2003/35/CE 85/337/CEE; 97/11/CEE Århus Consultazione pubblica
2006/12/CE
2008/98/CE
75/442/CEE;
91/156/CEE Direttiva quadro sui rifiuti
Quadro integrato e
adeguato per gli impianti di
smaltimento
2008/8/CE 96/61/CE IPPC
Impianti industriali soggetti
a un regime integrato di
autorizzazioni ambientali
Nel 2007, e più di recente nel 2010, l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia
dell’Unione europea per aver violato alcune delle direttive succitate.
Causa n. Direttive violate Sentenza
C-135/05 Rifiuti pericolosi e discariche
75/445/CEE, 91/156/CEE,
1999/31/CE
26 aprile
2007
C-297/08
Assenza in Campania di una
strategia integrata per i rifiuti 2006/12/CE (cod. 75/442/CEE) 4 marzo 2010
La direttiva relativa alle discariche di rifiuti (1999/31/CE), in particolare, incide in maniera
rilevante sulla vita quotidiana dei cittadini; questo aspetto è di fondamentale importanza per la
commissione, che riceve frequentemente petizioni sul tema. La norma contiene 34
considerando, che, complessivamente, possono dirsi costituire i parametri della legge quanto
ai relativi scopi ed obiettivi, insieme all’articolo 1, che ne definisce la finalità complessiva. Gli
Stati membri sono tenuti ad applicarla dall’aprile 2001, per le discariche già esistenti le norme
sono diventate vincolanti otto anni più tardi. Tra i parametri della direttiva figurano:
 la necessità di monitorare adeguatamente le discariche, anche attraverso controlli
visivi in ingresso, e di gestirle in modo da evitare o ridurre potenziali effetti negativi
per l’ambiente nonché rischi per la salute pubblica;
PE442.870v03-00 4/18 DT\822069IT.doc
IT
 la necessità di indicare chiaramente i requisiti previsti per i siti delle discariche per
quanto riguarda l’ubicazione, il trattamento, la gestione, il controllo, la chiusura
nonché le misure di prevenzione e di protezione da adottare per scongiurare, in
un’ottica di breve e lungo periodo, eventuali pericoli per l’ambiente e, più in
particolare, l’inquinamento delle acque sotterranee per infiltrazione di percolato nel
suolo;
 l’introduzione di severi requisiti operativi e tecnici per i rifiuti e le discariche,
l’istituzione di misure, procedure e orientamenti atti a prevenire o ridurre il più
possibile eventuali effetti negativi per l’ambiente locale , in particolare l’inquinamento
delle acque di superficie e sotterranee, del suolo e dell’aria, e sull’ambiente globale,
compreso l’effetto serra, nonché gli eventuali rischi per la salute umana legati al
conferimento in discarica dei rifiuti per tutto il ciclo di vita della struttura.
Tra i requisiti generali previsti per le discariche, contenuti nell’allegato 1 della direttiva, ve ne
è uno relativo alle “distanze fra i confini dell’area e le zone residenziali e di ricreazione, le vie
navigabili, i bacini idrici e le altre aree agricole o urbane”. Un altro aspetto da valutare è
l’esistenza, nelle vicinanze dei siti, di acque freatiche e costiere e di zone di protezione
naturale.
Contesto
La crisi dei rifiuti in Campania è il capitolo più drammatico di una gestione problematica in
varie regioni italiane, tra cui Lazio, Calabria e Sicilia ed è forse emblematica della più
generale storia di incuria e di ridotto sviluppo economico che caratterizza il Meridione
d’Italia. Negli anni 90, in tutte le regioni citate è stata dichiarata un’emergenza rifiuti che ha
condotto alla nomina di commissari governativi con poteri e fondi straordinari. Nella
maggioranza dei casi, questi commissari erano i governatori delle regioni interessate o i
prefetti.
Il primo ad essere nominato Commissario per i rifiuti per la Campania fu il Governatore
Rastrelli, nel 1994. Il suo piano, in apparenza piuttosto ambizioso, prevedeva il passaggio dal
sistema delle discariche, per la maggior parte sature e pesantemente inquinate, a un ciclo
integrato di gestione dei rifiuti, che si sarebbe retto sulla produzione di combustibile di alta
qualità derivato dai rifiuti (CDR o ecoballe) e sulla successiva produzione di energia
attraverso l’incenerimento del CDR in appositi impianti inceneritori. I residui organici
sarebbero stati utilizzati, invece, per la rigenerazione delle discariche esistenti. Parallelamente
a questo ciclo era prevista una strategia per la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti domestici.
La gara d’appalto per l’organizzazione dell’intero ciclo dei rifiuti, che prevedeva la costruzione
di due inceneritori e di sette impianti per le ecoballe e per i rifiuti organici, fu vinta il 20
marzo 2000 dalla società FIBE, il cui mancato rispetto dei termini contrattuali è da più parti
considerato una delle cause alla radice di molti dei problemi di oggi.
La cernita dei rifiuti destinati alla produzione di ecoballe e dei rifiuti organici era realizzata
senza il dovuto rispetto delle disposizioni di legge: la questione chiave è la mancata selezione
o filtraggio dei rifiuti. A titolo di esempio, i rifiuti considerati pericolosi, compresi numerosi
rifiuti industriali, i rifiuti tossici o radioattivi, gli oli minerali, i pneumatici usati, i liquidi
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IT
infiammabili, e così via, non andrebbero mai mischiati o immagazzinati con i residui
domestici o organici. Il risultato è che la Campania si ritrova oggi con sei milioni stimati di
ecoballe di qualità inferiore allo standard, sospettate peraltro di contenere rifiuti tossici.
Inoltre, l’assenza di strutture di incenerimento ha determinato l’ammasso delle ecoballe in siti
di stoccaggio temporaneo e la saturazione delle discariche con rifiuti misti e forse, anche,
contaminati. La delegazione si è recata presso i siti di stoccaggio temporaneo di Taverna del
Re e Ferrandelle, ove la popolazione è seriamente preoccupata per l’inquinamento atmosferico
e idrico e per l’impatto sulla salute. Oggi si ritiene che il cumulo di ecoballe sia
“mummificato”, ovvero che il suo potere calorifico sia troppo elevato per consentirne
l’incenerimento presso la struttura attualmente disponibile1.
Il primo inceneritore di Acerra è entrato in funzione soltanto nel marzo 2010. Le cause della
ritardata apertura del primo ed unico impianto d’incenerimento ad oggi operativo sono
molteplici. Il luogo prescelto, Acerra, risultava già fortemente inquinato, tanto che agli
abitanti era stata promessa, anni addietro, una bonifica ambientale. I lavori di costruzione
sono stati rallentati, anche per questo motivo, da battaglie legali interminabili riguardanti, da
un lato, l’ubicazione dell’impianto e, dall’altro, le specifiche tecniche del tutto anacronistiche
proposte da FIBE. L’impianto attuale, che la delegazione ha avuto modo di visitare, non è
stato dunque completato da FIBE, bensì da Partenope Ambiente, che ha aggiornato il progetto
ed è ora responsabile della sua gestione. FIBE è attualmente sotto inchiesta.
I progressi compiuti sul fronte della riduzione dei rifiuti e del riciclaggio dei residui domestici
sono minimi. Gli abitanti di Napoli producono oggi una media di 2,2 kg di rifiuti al giorno
(contro una media UE di 1,4 kg) di cui solo l’8% viene riciclato (contro una media UE del
23%)2. Di conseguenza i rifiuti domestici e non continuano ad essere conferiti in discarica in
maniera indiscriminata, in taluni casi, a quanto risulta, mescolati a diversi tipi di rifiuti
industriali. Poiché molte discariche sono state dichiarate aree di interesse strategico, è stato
impedito ai cittadini e alle autorità locali di verificare cosa vi venga effettivamente conferito.
Le discariche sono in gran parte gestite da privati anche se non è chiaro sulla base di quali
licenze o autorizzazioni; molte, a quanto si dice, sarebbero o sarebbero state sotto il controllo
della Camorra e di gruppi della criminalità organizzata. La delegazione ha effettuato un
sopralluogo presso due discariche private chiuse della provincia di Salerno, a Basso dell’Olmo
e a Macchia Soprano, nonché presso il sito designato per l’allestimento di una nuova discarica,
a Valle della Masseria.
Durante l’ultima emergenza rifiuti, periodo al quale risale la maggior parte delle petizioni, è
stata promulgata una legge, datata 14 luglio 20083, che
 affida la competenza per il ciclo di gestione dei rifiuti alla Protezione civile,
 fissa la data di fine emergenza al 31 dicembre 2009,
 designa i siti di gestione dei rifiuti come zone “di interesse strategico” assoggettandole
alla supervisione militare e al segreto di Stato,
 autorizza l’allestimento di dieci discariche e di quattro inceneritori,
1 Linee di Piano 2010-2013 per la Gestione dei Rifiuti Urbani, pag. 37.
2 Comunicato stampa Eurostat 43/2010 - 19 marzo 2010; dati relativi al 2008, durante il culmine della crisi, che
possono pertanto non riflettere la situazione attuale.
3 D.L. 23 maggio 2008, n. 90 convertito in legge del 14 luglio 2008 n. 123.
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IT
 stabilisce obiettivi di riciclaggio vincolanti per comuni e province (2009: 25%;
2010:35%; 2011:50%).
La delegazione ha effettuato sopralluoghi nelle discariche di Chiaiano e Terzigno e
all’inceneritore di Acerra.
Il sistema commissariale in sé è oggetto di pesanti critiche e varie indagini giudiziarie in
corso. Molti tra la popolazione ritengono che la gestione dei rifiuti da parte dei commissari
straordinari costituisca parte del problema, piuttosto che la soluzione.
È importante osservare che nel 2007 la Commissione europea ha deciso di sospendere, sino a
quando non sia abolita la struttura commissariale, 135 milioni di euro di contributi per il
periodo finanziario 2006-2013, a favore di progetti di gestione dei rifiuti, e un ulteriore
importo pari a 10,5 milioni di euro per il periodo finanziario 2000-2006.
La caratteristica più importante della gestione straordinaria è il potere dei commissari di
derogare alle norme e ai controlli, comprese le leggi in materia di valutazioni di impatto
ambientale e quelle sugli appalti pubblici; risulta altresì che abbiano accesso pressoché
incontrollato ai finanziamenti pubblici. Hanno inoltre l’autorità di decidere a quali aziende
assegnare i contratti di trasporto, di realizzazione delle opere, l’ubicazione di impianti,
discariche e inceneritori, senza l’obbligo di fornire informazioni agli enti locali e agli abitanti
in merito alle decisioni prese.
Il risultato è che durante lo stato di emergenza, le decisioni sono state assunte generalmente in
modo affrettato e senza riguardo per le preoccupazioni della popolazione. Tutte le discussioni
in merito all’ubicazione delle discariche, al tipo e alla quantità dei rifiuti da conferirvi o alla
necessità oggettiva di creare quattro nuovi inceneritori sono state sospese per poter
individuare un numero sempre maggiore di siti ove collocare rifiuti vecchi e nuovi
rapidamente e senza controllo. Il problema rifiuti è stato considerato come fatto puramente
logistico, relegando a questione virtualmente insignificante ogni considerazione di sicurezza
ambientale e di salute, ed ogni riflessione di gestione a breve e lungo termine di raccolta
differenziata, riciclaggio o riduzione dei rifiuti.
I cittadini che hanno contestato questa situazione o che hanno cercato di proporre approcci
alternativi sono stati emarginati o ignorati. I firmatari affermano, ad esempio, di non essere
riusciti a ottenere informazioni chiare su ciò che sta realmente accadendo nel loro territorio,
che in molti casi ha subito una lunga storia di scarichi illegali o di inquinamento. Alcuni
mezzi di informazione sostengono, d’altra parte, che la responsabilità principale della crisi dei
rifiuti gravi sui cittadini e i partiti che non hanno voluto gli inceneritori e le discariche nei
propri territori, accusati di essere vittime della sindrome “non nel mio cortile” (NIMBY - not
in my backyard).
La risposta delle autorità politiche nazionali è stata principalmente quella di porre i siti di
gestione dei rifiuti e l’inceneritore di Acerra sotto stretto controllo delle forze armate. Neanche
la polizia locale ha poteri in queste aree, come testimoniato dalla delegazione. Di recente,
sono stati effettuati alcuni arresti nel corso di manifestazioni pubbliche. I rappresentanti eletti
a livello locale, fra cui il sindaco di Marano (località vicina a Chiaiano), si sono visti negare
l’accesso al proprio collegio elettorale per diversi mesi. Risulta evidente che il rapporto tra
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IT
cittadini e autorità è stato gravemente danneggiato; mutuando la relazione sulla gestione dei
rifiuti per la provincia di Benevento: “La vicenda dell’emergenza rifiuti in Campania e la
lunga gestione Commissariale hanno prodotto una profonda lacerazione nei rapporti tra i
cittadini e le Istituzioni, un clima di sfiducia che va assolutamente recuperato attraverso un
Patto per evitare che si possa, in futuro, rivivere una tale situazione.”
Chiaramente taluni aspetti chiave della normativa europea, concepita specificamente per
tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini e assicurare un sistema pubblico coerente di
gestione dei rifiuti, sono stati gravemente violati, prima nel lungo periodo di
autocompiacimento, corruzione e inerzia, a cui ha fatto seguito il fallito tentativo di risolvere
il problema, e successivamente nel breve periodo di misure d’emergenza che hanno intaccato
la fiducia dei cittadini nelle proprie istituzioni.
Nel febbraio 2010, la Regione Campania ha adottato le “Linee di piano 2010-2013 per la
gestione dei rifiuti urbani”1 ed è entrata in vigore la legge che pone fine a 15 anni di gestione
straordinaria dei rifiuti. Ciò significa che la competenza per la gestione del ciclo dei rifiuti è
nuovamente in capo alla regione. Le cinque province campane dovranno gestire la raccolta e
la separazione dei rifiuti domestici e dei materiali conferiti a discarica, mentre la Protezione
civile manterrà la competenza sugli inceneritori per un altro anno, durante il quale le province
potranno chiederle di essere assistite nella gestione dell’intero ciclo. Anche l’applicazione
della legge relativa al segreto di Stato e il ruolo delle forze armate sono stati confermati per un
periodo supplementare di un anno.
Alle votazioni regionali di fine marzo 2010 è stata eletta una nuova maggioranza e al
momento della visita, il nuovo governo era in fase di formazione.
Criminalità organizzata
I membri della delegazione sono stati informati dell’infiltrazione di gruppi della criminalità
organizzata nel lucrativo ciclo dei rifiuti. Il nesso tra criminalità organizzata e gestione dei
rifiuti sussiste da molto tempo. Vi sono prove che per decenni la Camorra ha importato rifiuti
tossici dalle industrie del nord scaricandoli in centinaia di discariche abusive o, addirittura, in
mare. Se le affermazioni circa la portata di questa attività illegale si avvicinano al vero, è
inconcepibile che le autorità, o quantomeno alcune di esse, non fossero al corrente della
situazione. Le autorità recentemente elette hanno esplicitamente dichiarato che stanno
affrontando il problema, fra l’altro imponendo la rigorosa tracciabilità dei rifiuti conferiti in
discarica.
Un aspetto forse meno noto è quello dei numerosi “lavoratori socialmente utili” assunti nei
primi anni del XXI secolo per lavorare negli impianti di separazione destinati alla produzione
delle ecoballe. Questa categoria nasce con i conflitti sociali e con le crisi urbane degli anni 70,
scoppiate all’indomani dell’epidemia di colera del 1974 che aveva tolto il lavoro ai pescatori
del porto di Napoli. Le autorità adottarono delle misure per riqualificarli e impiegarli nel
settore pubblico. L’effetto fu di indurre altre categorie di disoccupati a creare cooperative, di
diversi colori politici, per chiedere soluzioni analoghe. Le loro attività degenerarono e si
fecero sempre più violente, una sorta di guerriglia urbana; alcuni gruppi con forti connessioni
1 A.G.C. 21 Programmazione e Gestione dei Rifiuti, Deliberazione n. 75 del 5 febbraio 2010.
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IT
con la Camorra. Si venne a creare un racket di impieghi fittizi gestito da boss della
criminalità. Da questo serbatoio sono stati attinti circa 2 300 lavoratori. A quanto risulta, solo
200 si presentano effettivamente a lavoro1.
La gestione straordinaria dei commissari che non è riuscita a superare i problemi, aggravata
dall’assenza di controlli e consuntivi istituzionali, è servita soltanto, secondo numerosi
osservatori, a creare nuove opportunità per la criminalità organizzata. La Camorra si è
insediata negli ambiti in cui politici e autorità hanno fallito, fornendo soluzioni e,
probabilmente, ricompensando il silenzio e minacciando quanti osavano parlare.
Risultati della delegazione
Incontro con le autorità nazionali: Task Force, Consiglio dei ministri (Prof. Roberto Adam),
Protezione civile (Dr. Nicola Dell’Acqua); governo della Campania: Dr. Raimondo
Santacroce)
La Protezione civile ha presentato i risultati dell’opera svolta nell’ambito dell’ultima
emergenza, da quando cioè, con la promulgazione della legge n. 123 (14 luglio 2008), è stata
chiamata in causa per risolvere la crisi. Il suo mandato era di rimuovere l’immondizia dalle
strade di Napoli e di restituire la competenza per la gestione dei rifiuti alla regione alla fine
del 2009. Conseguentemente hanno percepito il loro mandato come a breve termine e lo
considerano assolto nella misura in cui:
a) l’inceneritore di Acerra è operativo, fornisce energia elettrica alla rete e genera introiti per
8 000 euro al giorno. Tutto il CDR fornito ad Acerra al 2010 viene preventivamente
trattato e, pertanto, non pone alcun pericolo per l’ambiente, come dimostrano i relativi dati
di misurazione certificati. La Protezione civile stima che nel prossimo futuro saranno
necessari altri due inceneritori;
b) cinque delle dieci discariche inizialmente previste sono state allestite in siti già
contaminati, previa bonifica a norma della legislazione vigente e sono ora operative. Sono
state ottenute autorizzazioni per altre due discariche. La regione ne sta assumendo la
competenza con una situazione di autonomia di tre anni in termini di capacità;
c) ai comuni è stato proposto un sistema di incentivi e sanzioni finalizzato al raggiungimento
di ambiziosi obiettivi di riduzione dei rifiuti e di aumento della percentuale del riciclato. Il
traguardo fissato per il riciclaggio era del 25% alla fine del 2009, un dato che è stato messo
in discussione da alcuni membri. I progressi riconosciuti variano ampiamente da comune a
comune. Sono necessari ulteriori sforzi per ridurre la quantità dei rifiuti, attualmente
stimata a 2 200 tonnellate al giorno.
d) sono stati riferiti arresti di circa 1 000 persone per scarico illegale di rifiuti.
I quesiti rivolti ai rappresentanti hanno toccato la sentenza della Corte di giustizia del 4 marzo
2010, il continuo pesante accento sull’uso delle discariche e il problema di come fare i conti
con il retaggio del passato. Gli interlocutori hanno risposto di essere disposti a garantire la
sicurezza e la conformità di tutte le installazioni create sotto la loro responsabilità, ma non di
quelle precedenti. Dalla discussione è emerso che la Protezione civile stava chiaramente
preparandosi a lasciare. I membri ex officio hanno ringraziato la Protezione civile per aver
1 Gabriella Gribaudi: Il ciclo vizioso dei rifiuti campani.
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IT
risolto la grave crisi; hanno parlato dell’esigenza di aumentare i tassi di riciclaggio, del
problema di gestire il cumulo delle ecoballe e della necessità di costruire altri inceneritori.
Visite presso le discariche di Chiaiano (NA), Terzigno (NA), Basso dell’Olmo (SA), Macchia
Soprano (SA) e Valle della Masseria, i siti di stoccaggio di Taverna del Re (NA) e Ferrandelle
(CE) e l’inceneritore di Acerra (NA).
La delegazione è entrata nella discarica di Chiaiano dall’ingresso opposto rispetto a quello
ove si erano radunati ad attenderli i firmatari e i rappresentanti della stampa. Trincerandosi
dietro l’”interesse strategico” del sito, la Protezione civile non voleva consentire l’accesso di
queste persone sebbene lo si fosse ufficialmente richiesto.
Il capo della delegazione ha avviato dunque una lunga trattativa che è sfociata in un
compromesso, in base al quale un elenco nominativo di giornalisti sarebbe stato autorizzato
ad entrare nei siti che sarebbero stati visitati il giorno seguente. La visita alla discarica di
Chiaiano si è pertanto svolta in assenza di firmatari e giornalisti.
Nella sua relazione, la Protezione civile descrive la bonifica realizzata tra la fine del 2008 e
l’inizio del 2009. Il sito era in parte contaminato da metalli pesanti e amianto. Le abbondanti
piogge dell’inverno scorso hanno messo alla prova il frutto del lavoro svolto, che è risultato
perfettamente rispondente, secondo la Protezione civile.
Da un controllo visivo è sembrato ai membri della delegazione che fossero state adottate le
necessarie precauzioni atte ad impedire eventuali infiltrazioni nelle falde acquifere, grazie alla
predisposizione di un rivestimento sul fondo della discarica. I firmatari parlano di una
lacerazione nel rivestimento precedente al deposito dei rifiuti, che comporterebbe un rischio
di inquinamento delle acque sotterranee. È stato inoltre constatato che i rifiuti sono ricoperti
da uno strato di terra, come previsto. È ovviamente difficile sapere se tale copertura sia una
misura abituale o se si tratti invece di un accorgimento adottato a beneficio dei visitatori.
L’ubicazione del sito all’interno di un’area protetta costituisce un problema.
La Protezione civile sostiene che i rifiuti conferiti sono sottoposti al controllo di elementi
tossici, ma non è risultata traccia di alcun sistema di monitoraggio; esiste, all’ingresso, un
apparecchio di controllo per i rifiuti nucleari (per lo più ospedalieri) e, nello stesso punto, la
Protezione civile ha indicato due videocamere che sorvegliano i conferimenti trasmettendo
ininterrottamente le immagini a un sito Internet accessibile al pubblico.
L’ubicazione della discarica di Terzigno all’interno del perimetro del Parco nazionale del
Vesuvio, sito di interesse comunitario nonché zona di protezione speciale, è di per sé
un’aberrazione. Nella relazione della Protezione civile si afferma che lo studio d’impatto
ambientale realizzato è stato approvato dal ministero dell’Ambiente. Alla luce di quanto
osservato nel corso della visita, è legittimo dubitare dell’obiettività e della validità di tale
studio.
La struttura attualmente operativa (SARI) insiste su una vecchia discarica abusiva che è stata
sottoposta a un intervento di bonifica piuttosto superficiale e quindi predisposta per ricevere
rifiuti che, secondo quanto riferito ai membri, dovrebbero essere residui domestici. Dal
controllo visivo effettuato dai membri della delegazione accompagnata dal sindaco del paese,
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IT
che veniva lasciato entrare per la prima volta, e da giornalisti, è emerso che sono in atto una
serie di precauzioni, tra cui l’isolamento del fondo della discarica mediante rivestimento
impermeabile, la regolare copertura in terra degli strati di rifiuti, il controllo dei rifiuti
nucleari all’ingresso. Anche in questo caso, i firmatari sostengono che il rivestimento non sia a
norma, il che comporterebbe un rischio di contaminazione delle acque sotterranee. Tra i rifiuti
visibili, il capo della delegazione ha scorto immediatamente un pneumatico e un bidone
contrassegnato per rifiuti tossici, segno che il materiale non era stato separato adeguatamente
prima di essere depositato in discarica. Nonostante non sia stato possibile vedere
l’autorizzazione richiesta, i membri hanno potuto avere accesso a uno scanner per materiale
radioattivo posto all’ingresso del sito.
La legge prevede che accanto a questa discarica ne sia aperta una seconda (Vitiello), anch’essa
inserita nel Parco nazionale del Vesuvio e fermamente contestata dai firmatari. I membri
hanno avuto modo di raggiungere a piedi la zona in questione, accompagnati da cittadini
locali, dai firmatari e da una scorta militare del sito SARI e di osservare la cava dismessa
designata come discarica. Pur considerando che è una pratica frequente quella di adibire a
discarica vecchie cave dismesse, questo particolare sito, posto entro i confini di un’area
designata quale zona di protezione della natura, di notevole prestigio internazionale ed
interesse naturalistico, sembra del tutto inappropriato, e sarebbe il caso di valutare
attentamente delle alternative. Al suo rientro, la delegazione ha ricevuto rassicurazioni sul
fatto che la discarica di Vitiello non sarà costruita.
I tre siti visitati nella provincia di Salerno, ovvero le discariche chiuse di Basso dell’Olmo,
Macchia Soprano e il sito su cui è prevista la realizzazione della discarica di Valle della
Masseria, si trovano in una zona che rientra nel campo di applicazione della direttiva
“Habitat” 92/43/CEE e di una legge italiana del 2003 che la qualifica come zona umida di
interesse nazionale. Tutti e tre i siti sono disposti su pendii che degradano verso il letto del
fiume Sele. Il rischio di inquinamento del fiume in caso di deflussi e infiltrazioni risulta
evidente, e sarebbe opportuno istituire dei rigidi controlli e adottare misure per impedire tale
evenienza.
Basso dell’Olmo, nel territorio del comune di Campagna, è oggi chiusa per raggiunti limiti di
saturazione. Si tratta di una struttura a gestione privata, immediatamente soprastante una falda
acquifera. Il sindaco di Campagna, Biagio Luongo, condannato in data 22 dicembre 2009 per
aver opposto resistenza all’apertura di questa discarica, destinata a rifiuti domestici organici e
residui secchi incombustibili, ha accompagnato la delegazione durante la visita. Nel sito sono
attualmente in corso operazioni per l’estrazione di biogas.
Anche Macchia Soprano, nel comune di Serre, visitata insieme al sindaco di Serre, Palmiro
Cornetta, è chiusa per raggiunti limiti di saturazione ed è destinata all’estrazione di biogas.
Giace su una ripida scarpata, con un rischio ancora più acuto di deflussi verso il fiume.
I firmatari propongono che vengano costruite delle barriere contenitive a valle delle due
discariche, al fine di proteggere le riserve idriche nel lungo periodo. La proposta sembra
assolutamente ragionevole e di fondamentale importanza.
Il sito di Valle della Masseria figura nell’elenco dell’ordinanza come area da destinarsi a
discarica nell’ambito dell’amministrazione straordinaria. La scelta sembra assurda, considerato
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che il sito è immerso in un paesaggio idilliaco. La delegazione ha ricevuto in seguito
rassicurazioni, secondo cui la provincia di Salerno avrebbe richiesto la cancellazione di Valle
della Masseria dall’atto legislativo.
La delegazione ha osservato dall’esterno i due siti in cui sono stoccate le ecoballe. A Taverna
del Re, occupano un’area di 2 km² e un’altezza di circa 5 metri e sono coperte da tele cerate
nere - uno spettacolo impressionante quanto imponente. Una parte del sito è sotto sequestro
dalla magistratura nell’ambito di un’azione civile nei confronti dell’operatore privato che lo
gestisce. Date le circostanze, risultava difficoltoso per i membri della delegazione riuscire a
verificare la presenza di inquinamento o accertare se il materiale contenesse residui tossici o
fosse idoneo all’incenerimento. In ogni caso, la notevole dimensione dell’area coperta mostra
in maniera drammatica l’entità del problema costituito da questo enorme cumulo di rifiuti da
smaltire. I firmatari parlano di inquinamento idrico e atmosferico e di un notevole impatto
sulle statistiche relative alla salute, con un aumento dei tassi di mortalità da tumore e da altre
patologie. Non essendo potuta entrare nei siti, la delegazione non è riuscita a valutare cosa
contengano in realtà le ecoballe.
Il secondo sito di stoccaggio delle ecoballe, a Ferrandelle, è gestito dalla Protezione civile.
Secondo la relazione di quest’ultima, vi sarebbero contenute tre categorie di rifiuti:
indifferenziati, organici e CDR. Il sito ha dato l’impressione di non essere strutturato; non vi
era traccia di attività di separazione, e l’installazione per i rifiuti organici è sembrata
inutilizzata. Un totale di 502 000 tonnellate dovrà essere smaltito nella discarica di San
Tammaro.
La delegazione ha visitato ad Acerra l’inceneritore alimentato a rifiuti. La sua costruzione si
deve a Partenope Ambiente, un partenariato pubblico-privato di cui fanno parte anche i
comuni di Brescia e Milano, che hanno già realizzato installazioni analoghe vincendo nel
2006 un premio per l’eccellenza conferito dalla Columbia University. Ai membri è stato
riferito che, per effetto delle misure straordinarie, non è stato necessario realizzare alcuna
valutazione di impatto ambientale.
Il direttore, Antonio Buonuomo, accompagnato anche dal sindaco di Acerra, Tommaso
Esposito, ha guidato la delegazione all’interno dell’impianto. Il periodo di valutazione
dell’installazione risulta molto breve in quanto l’entrata in funzione a pieno regime risale
all’1 marzo 2010. L’inceneritore insiste su un sito precedentemente inquinato e ora riabilitato,
una prassi che la delegazione ha riconosciuto conforme a quelle adottate in altri Stati membri.
A detta dei gestori, le ecoballe fornite dall’impianto di separazione di Caivano sarebbero di
standard più elevato rispetto al combustibile utilizzato a Brescia. I firmatari sostengono che
nell’impianto vengono usati rifiuti non separati causando un problema tecnico, affermazione
smentita dai gestori. I membri, sfortunatamente, non sono in grado di confermare o smentire
tali accuse. La delegazione ha potuto osservare la principale area di contenimento, in cui
tonnellate di rifiuti sfusi, apparentemente domestici, vengono sollevati da una gru e depositati
all’interno dell’inceneritore.
Per quanto concerne le emissioni, la delegazione è stata informata che è in atto un
monitoraggio costante su entrambi i camini, i cui risultati sono disponibili al pubblico
attraverso il sito Internet dell’impianto. I valori registrati sino ad oggi rientrano in tutti i limiti
di sicurezza. I firmatari sostengono che i valori relativi alle polveri sottili (PM10) eccedono i
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limiti di legge; non è però accertato che le emissioni dell’inceneritore contribuiscano a tale
superamento. Un’importante questione irrisolta riguarda le modalità di smaltimento delle
ceneri prodotte dall’inceneritore; le autorità responsabili dell’impianto affermano che vengono
esportate e collocate in un sito speciale in Germania, altri asseriscono invece che sono
conferite nella discarica di Terzignio/SARI. I membri non hanno assistito all’incenerimento
delle ecoballe e non hanno ricevuto informazioni precise riguardo alla loro composizione.
La delegazione ha sottolineato che il ricorso agli inceneritori non deve essere visto come una
soluzione a lungo termine al problema dello smaltimento dei rifiuti, bensì come parte di un
ciclo integrato di gestione che deve attribuire priorità alla riduzione e al riciclaggio dei rifiuti
e prevedere un ricorso sempre meno importante all’incenerimento.
Incontro con i firmatari
Al termine del primo giorno di visita, circa 60 tra firmatari ed esponenti della stampa si sono
radunati per incontrare la delegazione. L’elemento forse più impressionante degli interventi
dei firmatari è stato il loro senso di frustrazione, di totale interruzione delle comunicazioni tra
cittadini e autorità, di un deficit di democrazia. Hanno parlato dei rischi idrologici e geologici
correlati ai siti adibiti a discarica (Chiaiano), di violazione dei parchi nazionali (Terzigno,
Serre), di violenze fisiche e psicologiche da parte delle forze armate (il sindaco di Marano) di
elevati livelli di inquinamento e di pericoli per la salute, confermati dalle statistiche,
dell’incapacità o mancata volontà, a tutti i livelli delle istituzioni italiane, di individuare una
soluzione a lungo termine o di ascoltare le proposte alternative avanzate dai cittadini.
Incontro con gli esperti
Il presidente della provincia di Benevento, Aniello Cimitile, ha ospitato un incontro con
geologi, ambientalisti, esperti di salute e sociologi a Benevento, che ha dato alla delegazione
l’opportunità di ascoltare i dati scientifici del problema.
I geologi hanno relazionato in merito ai rischi sismici e idrogeologici. In particolare, si ritiene
che, in caso di attività sismica, potrebbero palesarsi seri rischi presso i siti delle discariche di
Terzigno e si indica come altamente plausibile l’evenienza di importanti perdite, con possibili
conseguenze gravi per le comunità e i corsi d’acqua della valle sottostante.
Gli esperti del settore della salute hanno parlato di cifre di mortalità in aumento, anche se è
parso che vi fossero dubbi in merito alla fondatezza statistica dei dati.
Gli ambientalisti si sono espressi sulla situazione complessiva. Uno di essi ha posto l’accento
sull’afflusso in Campania di rifiuti tossici che vengono successivamente smaltiti in modo per
lo più abusivo e incontrollato. Altri della necessità di educare i cittadini a ridurre il volume dei
rifiuti.
La sociologa ha illustrato un proprio lavoro di ricerca sulla democrazia partecipativa, che ha
concluso che vi sono gravi carenze.
Incontro con gli enti provinciali
I presidenti delle cinque province campane hanno esposto i loro piani ora che hanno di nuovo
la competenza per la gestione dei rifiuti.
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Napoli, rappresentata da Giuseppe Caliendo. L’intera gestione dei rifiuti della provincia di
Napoli è stata appaltata a un’azienda provinciale. È stato introdotto un sistema di incentivi e
sanzioni al fine di impegnare comuni e cittadini in uno sforzo teso a ridurre il volume dei
rifiuti e ad aumentare le percentuali di riciclaggio. I tassi variano notevolmente da comune a
comune e si riflettono nel prezzo applicato per ogni tonnellata di rifiuti (da 60 a 102 euro a
tonnellata). Gli interventi sono altamente concentrati su questo aspetto ed è necessario
trasmettere un segnale forte ai cittadini. A valle, occorre creare impianti per i rifiuti organici e
per il trattamento di vetro, metallo, plastica e carta. Napoli deve aumentare la capacità di
trattamento dei propri rifiuti anziché ricorrere alla pratica dell’esportazione verso altre
province o all’estero. Le autorità sono pronte a coordinare gli sforzi con il piano regionale, nei
limiti delle risorse disponibili.
Benevento, rappresentata dal presidente della provincia, Aniello Cimitile. Nel corso
dell’emergenza, Benevento è stata ripetutamente chiamata in causa per assistere le altre
province, Napoli in particolare. Durante la gestione commissariale dell’emergenza, sono state
aperte, in aree idrologicamente fragili, numerose discariche e siti di stoccaggio temporaneo
delle ecoballe che, in circostanze normali, non avrebbero superato i controlli. Il tutto senza
previa consultazione della popolazione o delle autorità. La provincia ha commissionato un
rapporto peritale allo scopo di delineare la propria strategia di gestione dei rifiuti per il
periodo 2010-2012. L’accento è posto interamente sulla riduzione e sul riciclaggio dei rifiuti,
aumentato al 75%, seguiti da un adeguato trattamento dei materiali, compresi quelli non
riciclabili. Secondo il presidente, occorre predisporre un altro inceneritore.
Caserta, rappresentata dal presidente della provincia, Domenico Zinzi. Come vicino povero
di Napoli che, oltre a dover gestire i propri rifiuti si vede recapitare buona parte di quelli del
più agiato territorio limitrofo, la nuova amministrazione si sente travolta dalla sfida di gestire
il pesante retaggio del passato e di costruire allo stesso tempo un ciclo integrato di gestione.
Nella fattispecie, la nuova amministrazione è dolorosamente consapevole che non vi sono
fondi per attuare i piani. Il presidente ha avvertito che, se non saranno ottenuti risultati nei
prossimi due anni, si rischia seriamente una nuova emergenza.
Avellino, rappresentata dal presidente della provincia, Cosimo Sibilia. In questa provincia,
molto più piccola delle altre (rappresenta solo il 7% dei rifiuti campani), la situazione risulta
meno critica che altrove. Sul suo territorio, ospita due discariche, Ariano Irpino, chiusa e in
attesa di bonifica, e Savignano Irpino, che dovrebbe funzionare per altri tre anni prima della
chiusura. Il tasso di riciclaggio ha raggiunto il 31% ad Avellino. Le autorità sono in attesa del
piano regionale per i rifiuti industriali e speciali.
Salerno, rappresentata dall’assessore all’ambiente, Giovanni Romano. L’assessore ritiene che
il problema principale sia la quantità di rifiuti prodotta e che l’industria degli imballaggi debba
assumersi la sua parte di responsabilità. La discarica prevista a Valle della Masseria non sarà
realizzata, è stata richiesta una modifica alla legge. È in programma la costruzione di un
inceneritore a Salerno. Con il senno di poi, si può concludere che l’allestimento della discarica
di Macchia Soprano sia stato un errore. Sono stati richiesti aiuti finanziari per la bonifica dei
siti di Macchia Soprano e Basso dell’Olmo. Romano ha riconosciuto che le preoccupazioni dei
firmatari sono ragionevoli, sebbene i rischi paventati non siano confermati dai dati. Come in
tutte le altre province, il problema fondi è un grave ostacolo alla realizzazione di piani
ambiziosi. I comuni hanno risentito fortemente della crisi finanziaria. Analogamente ai suoi
colleghi, teme che se non si vi saranno risultati concreti, tra pochi anni potrebbe verificarsi
una nuova emergenza. Sono stati richiesti finanziamenti al governo centrale.
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Tutti i rappresentanti provinciali hanno fatto appello alla delegazione affinché siano assegnati
loro i mezzi e le risorse necessarie per passare da una situazione di gestione della crisi a un
sistema sostenibile di gestione dei rifiuti.
L’ARPAC, l’agenzia per la protezione ambientale della Campania, ha fornito un resoconto
della propria attività di monitoraggio della qualità dell’aria e dell’acqua nelle zone vicine ai siti
di gestione dei rifiuti. Trentacinque controlli sono stati effettuati nella provincia di Salerno. In
generale, le misurazioni sono rimaste in linea con i livelli generali, segnatamente per quanto
riguarda il PM10, di particolare interesse per i firmatari nell’area di Napoli.
Incontro con il governatore della regione Campania, Stefano Caldoro
Non avendo ancora ultimato la formazione del governo, Stefano Caldoro, entrato in carica
solo alcune settimane prima, ha proposto di organizzare un altro incontro, con l’assessore
all’ambiente, una volta nominato. La gestione dei rifiuti, ha affermato, è al primo posto nella
lista delle priorità del suo governo; intende operare in stretta collaborazione con le istituzioni
dell’UE e individuare modelli di buone prassi per sviluppare e modernizzare un sistema
integrato di gestione dei rifiuti. Il governatore ha riconosciuto che nelle discariche sono finiti
anche dei rifiuti tossici e che il problema va affrontato senza indugio. Soprattutto, ha
constatato che è necessario un serio sforzo per ricostruire il dialogo e la fiducia tra cittadini e
governo. È suo desiderio trasmettere un messaggio che susciti spirito di collaborazione.
Conclusioni e raccomandazioni: dalla gestione della crisi alla gestione dei rifiuti
Come dimostrano alcuni passaggi della presente relazione, il contesto e le cause della crisi dei
rifiuti in Campania sono estremamente complessi. Basti ricordare che i governi nazionali di
ogni colore politico che si sono succeduti e i diversi commissari non sono stati in grado,
nonostante gli ingenti fondi pubblici spesi, di risolvere questo annoso problema che ha
ripercussioni sulla salute e il benessere di centinaia di comunità locali. A questo punto, pare
inutile concentrarsi sulle colpe; è più importante guardare avanti e cercare di trarre importanti
insegnamenti dai fallimenti delle politiche passate. L’insediamento di un nuovo governo
regionale, la chiusura formale dell’emergenza e la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione
europea offrono la possibilità di riunire tutte le parti interessate nella ricerca di soluzioni
capaci di aprire la strada a un ciclo integrato di gestione dei rifiuti pienamente a norma.
La Protezione civile ha praticamente assolto i suoi compiti e ha allentato la pressione,
assicurando alle autorità regionali circa tre anni di autonomia in termini di capacità di
smaltimento in discarica e un inceneritore funzionante. Talune decisioni, prese sotto la sua
supervisione, segnatamente la localizzazione delle discariche, sono state assunte in modo
frettoloso, senza le debite consultazioni e in molti casi frutto di consigli incauti con visibili
ripercussioni. A scanso di equivoci, occorre chiarire che la crisi dei rifiuti in Campania non è
finita; è attualmente dormiente e vi è un serio rischio che possa scoppiare nuovamente.
Inoltre, molte discariche sono in mani private e le autorità sembrano avere scarso controllo o
conoscenza di ciò che avviene al loro interno e di come sono gestite.
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L’attuale ciclo dei rifiuti si basa in larga misura su discariche e inceneritori. Se è vero che
questi sistemi, per non parlare degli impianti di metanizzazione, trovano applicazione altrove
nell’UE, è anche vero che non dovrebbero essere considerati la risposta al problema della
gestione dei rifiuti. Sono, o dovrebbero essere, una componente integrata di un sistema
coordinato ed efficace di gestione. Ciò che occorre è un intervento molto energico che,
attraverso la predisposizione di adeguate infrastrutture, diminuisca il volume dei rifiuti e
sposti l’ago della bilancia verso la prevenzione, la riduzione, il reimpiego e il riciclaggio. Va
posto l’accento sul recupero dei rifiuti organici soprattutto in questa regione a vocazione
prevalentemente agricola, un elemento che sembra aver ricevuto ad oggi scarsa attenzione.
È fondamentale che le autorità ristabiliscano il dialogo con i cittadini, dimostrando
trasparenza e apertura e coinvolgendo in tal modo la popolazione. Parimenti, è necessario che
quest’ultima collabori con le autorità, dimostrando senso civico e un comportamento
conseguente nelle sue abitudini quotidiane, compiendo sforzi per generare meno rifiuti e per
smaltirli in modo corretto.
Sulla base di quanto osservato dai membri, risulta evidente la necessità di una serie di
decisioni importanti e urgenti, capaci allo stesso tempo di trasmettere segnali forti di un
cambiamento di rotta.
1. La discarica di Terzigno è situata in un Parco nazionale che è anche un sito del
patrimonio UNESCO. Allo stato attuale, essa non risponde né ai requisiti della
direttiva discariche, in particolare l’articolo 11 sulle procedure di ammissione dei
rifiuti, né a quelli della direttiva habitat. Nonostante siano state recentemente
realizzate le infrastrutture del caso, il sito presenta una serie di carenze gravi e
manifeste, tra le quali figurano anche elementi di carattere geologico. L’imminente
pericolo di un ampliamento del sito SARI e dell’apertura del secondo sito previsto
all’interno del perimetro del Parco nazionale (Vitiello) è inaccettabile in questa
situazione ed occorre individuare con urgenza delle alternative adeguate che rispettino
i criteri delle normative UE1.
2. Le enormi quantità di ecoballe ammassate nei siti di stoccaggio, specialmente a
Taverna del Re, vanno rimosse e smaltite in via prioritaria una volta che ne sia stato
idoneamente accertato l’esatto contenuto. A quel punto, l’incenerimento sarà l’unica
soluzione pratica possibile e l’area dovrà essere adeguatamente ripristinata.
3. Lo scarico abusivo a cielo aperto di rifiuti misti e non identificati, constatato nel corso
della missione nei pressi del sito di Ferrandelle, è un aspetto che richiede urgente
attenzione e che va sottoposto a severi controlli di gestione. Deve essere fornita una
spiegazione del mancato utilizzo del sito previsto per il ricevimento dei rifiuti organici
e deve esserne disposta l’entrata in funzione una volta stabilito che la struttura soddisfa
i criteri stabiliti dalla direttiva sulla gestione dei rifiuti.
1 La direttiva discariche 1999/31/CE, nell’allegato 1, sancisce l’obbligo per le autorità di tenere conto delle
condizioni geologiche e idrogeologiche dell’area, nonché di altri criteri tra cui i rischi di frane, la presenza di
zone di protezione naturale e così via.
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Raccomandazioni
Piano integrato di gestione dei rifiuti: le “Linee di piano 2010-2013 per la gestione dei rifiuti
urbani” devono essere trasformate in un piano d’azione concreto e dettagliato di breve e lungo
periodo allo scopo di soddisfare, in particolare, le disposizioni della direttiva 2006/12/CE,
articoli 4 e 5. Il piano deve prevedere dei parametri di riferimento per la misurazione dei
progressi e precisare chiaramente quali siano le figure responsabili della sua esecuzione e
quali le risorse assegnate. È altresì necessario istituire un sistema qualitativo e trasparente per
la raccolta dei dati. È con queste modalità che si dovrebbe dare seguito alla sentenza della
Corte del 4 marzo 2010. Inoltre, l’approvazione di un siffatto piano d’azione da parte della DG
Ambiente è una delle condizioni necessarie per lo sblocco del finanziamento di 135 milioni di
euro da parte della Commissione europea. Il piano di gestione dei rifiuti deve prevedere la
bonifica delle aree contaminate e, allo stesso tempo, mettere a disposizione delle autorità e
degli operatori locali servizi di formazione, informazione e supporto. La programmazione
deve essere compatibile e complementare a una strategia nazionale per i rifiuti (obbligo
sancito dalla direttiva discariche, articolo 5) ed altre regioni devono essere disposte ad
adeguare i propri piani di gestione dei rifiuti per venire incontro ai fabbisogni urgenti della
Campania. Per troppo tempo la Campania è stata beneficiario netto di rifiuti industriali e
domestici provenienti da altre regioni che il territorio era scarsamente preparato a gestire;
questo è stato un fattore aggravante nel corso della crisi.
Legittimità democratica: in conformità alla direttiva 2003/35/CE, in particolare l’articolo 2
“Partecipazione del pubblico ai piani e ai programmi”, è necessario ricostruire il dialogo tra i
cittadini e le autorità e tra i diversi livelli di governo. Occorre coinvolgere e ascoltare i
cittadini e ristabilire la fiducia. La supervisione militare è controproducente rispetto alla
trasparenza e a ogni ragionevole percezione di normalità. Tuttavia, la presenza delle forze
armate si fonda su una decisione politica e la delegazione ha preso atto dell’ottima
cooperazione del personale militare. Secondo la Convenzione di Århus, i cittadini hanno il
diritto di essere informati della situazione del loro territorio. È compito delle autorità fornire
informazioni e motivare i cittadini a sviluppare un atteggiamento e un comportamento
responsabili. L’abolizione formale della struttura commissariale per l’emergenza deve essere
attuata in tutti i suoi aspetti; costituisce un criterio essenziale per lo sblocco dei fondi UE.
Risorse: le autorità nazionali e regionali italiane devono destinare al problema un bilancio
adeguato, che preveda il finanziamento dell’intero ciclo dei rifiuti, strutture e spese. Le
infrastrutture richieste sono importanti e costose; comprendono impianti di riciclaggio e
un’adeguata rete di discariche in cui i cittadini possano conferire personalmente tipologie di
rifiuti diverse da quelle raccolte a domicilio, che dovranno aggiungersi agli impianti già
esistenti per la separazione dei rifiuti per combustibile dai residui organici. È necessaria una
precisa tabella di marcia che esponga le condizioni ed integri un calendario per la
riattivazione del sostegno finanziario dell’UE. I finanziamenti sospesi, tuttavia, dovranno
essere impiegati per aiutare ad innescare il processo di attuazione, sempre che l’Italia sia in
grado di dimostrare un impegno concreto e l’ambizione di conformarsi al diritto UE. I fondi
congelati dalla Commissione ammontano a 135 milioni di euro per il periodo di
finanziamento 2007-2013, cui si aggiungono altri 10,5 milioni di euro per il periodo di
finanziamento 2000-2006, oggetto del procedimento di infrazione su cui si è pronunciata la
Corte di giustizia in data 4 marzo 2010.
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Attuazione: l’attuazione del piano e il rispetto della gerarchia del ciclo dei rifiuti sono elementi
chiave. Occorre attribuire priorità alla prevenzione, alla riduzione, al reimpiego e al
riciclaggio dei rifiuti nonché all’organizzazione della raccolta differenziata, in conformità
della direttiva 2006/12/CE, articolo 3, in particolare la lettera b, punto i). Il sistema che
prevede la premiazione dei comportamenti virtuosi e il sanzionamento delle non conformità
deve essere rafforzato e vanno adottate misure atte ad impedire che i rifiuti siano smaltiti al di
fuori del ciclo ufficiale organizzato. Diversi firmatari hanno spiegato che là dove esiste la
raccolta differenziata, i rifiuti separati vengono successivamente scaricati nella medesima
discarica. Questa è una prassi assolutamente inaccettabile che deve cessare immediatamente.
Al momento, risulta molto meno costoso per i comuni e le province smaltire il rifiuti in
discarica (90 euro/t) che separarli (200 euro/t). Il governo regionale dovrebbe valutare
l’opportunità di adottare un approccio di “tolleranza zero” per creare una decisiva rottura con
il passato e costruire una struttura conforme ai livelli di ambizione del piano. La gestione dei
rifiuti non riguarda soltanto la raccolta bensì anche le politiche che portano alla riduzione dei
rifiuti stessi. Occorre istituire quanto prima un dialogo strutturale con le industrie di
imballaggio, la distribuzione e i negozi di prossimità, che dovrà diventare parte integrante del
piano.
Il retaggio del passato: l’inceneritore di Acerra è stato costruito senza che ai cittadini e alle
comunità locali fosse dato modo di ottenere informazioni circa il rispetto delle norme esistenti
in materia di valutazione d’impatto ambientale. Gravi i dubbi che permangono riguardo alle
caratteristiche dei rifiuti sottoposti a incenerimento e ai possibili residui di sostanze tossiche
prodotti, che rimangono sul territorio sotto forma di ceneri o liquami. Nel piano di gestione
dei rifiuti va affrontato il tema dello smaltimento delle ecoballe “mummificate” con
un’adeguata tecnologia. Vanno utilizzati esclusivamente i siti ufficialmente accreditati,
compatibili con la direttiva discariche dell’UE. La loro ubicazione va chiaramente specificata.
Tutti gli altri siti devono essere eliminati e dichiarati abusivi. Le sanzioni per lo scarico
incontrollato di rifiuti vanno progressivamente inasprite come deterrente.
Rifiuti industriali e rifiuti speciali: dal momento che solo una delle petizioni riguarda la
gestione dei rifiuti industriali, tossici e speciali, la commissione ha scelto di non occuparsi di
questo tema durante la missione e nella sua relazione. Ciò nondimeno va detto che la gestione
dei rifiuti industriali, potenzialmente più nocivi e tossici rispetto a quelli domestici, deve
svolgersi nel pieno rispetto della direttiva IPPC (direttiva Seveso) attualmente in corso di
revisione. Le autorità devono attuare un severo controllo della movimentazione di questo
particolare tipo di rifiuti, a prescindere dalla loro origine, ed è indispensabile che siano
approntati dei siti all’uopo designati, compatibili con le disposizioni delle direttive dell’Unione
europea. Per questi rifiuti, industriali, speciali e tossici, occorre realizzare infrastrutture
adeguate.
La progettazione e l’attuazione di un ciclo dei rifiuti coerente è competenza delle autorità
italiane. Tuttavia, la commissione per le petizioni invita la Commissione europea a monitorare
con attenzione e a sostenere l’Italia nei suoi rinnovati sforzi finalizzati a rispettare le
normative UE. La commissione per le petizioni chiede di essere costantemente informata
delle risposte fornite dall’Italia. Le autorità nazionali, regionali e locali potrebbero avviare
processi di scambio e supporto bilaterali o multilaterali, traendo insegnamenti dalle migliori
prassi altrove adottate. La commissione per le petizioni si dichiara disponibile e pronta ad
assumere un ruolo attivo in questo processo e si impegna a seguirne da vicino gli sviluppi e a
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recarsi nuovamente nella regione verso la fine del 2011 o l’inizio del 2012.
La delegazione desidera ringraziare i suoi ospiti per il sostegno fornitole nel corso della
missione e saluta con favore la prospettiva di un futuro dialogo aperto e continuo.
PS. Il 22 giugno 2010 la delegazione e i membri ex officio hanno incontrato Giovanni
Romano, assessore all’ambiente e alla gestione dei rifiuti della Regione Campania. Romano
ha rilasciato una dichiarazione circostanziata, fornendo dettagli sulla nuova proposta di
strategia di gestione dei rifiuti. Ha segnalato la volontà delle autorità di lavorare con la
commissione per le petizioni onde garantire il pieno rispetto delle direttive europee in materia
di gestione dei rifiuti nella Regione. Romano ha cercato il sostegno della commissione per le
petizioni onde ottenere lo sblocco degli stanziamenti trattenuti dalla Commissione, sulla base
delle condizioni già stabilite1.
1 Il Segretariato dispone di una nota più dettagliata in merito all’incontro, disponibile su richiesta.

venerdì 22 ottobre 2010

Maxidonazione di sangue degli indiani al centro trasfusionale di Eboli















L'iniziativa è stata resa possibile dall'Avis di Giungano
ALBANELLA. Centinaia di indiani in fila per donare il sangue. E’ accaduto a Matinella, frazione di Albanella, presso una struttura mobile organizzata dall’Avis di Giungano, diretta da Ennio Francia, e dal centro trasfusionale dell’ospedale di Eboli, con i medici Saragnano e Botti. “E’ una nostra tradizione ma anche il modo di dimostrare gratitudine alle comunità che ci ospitano”, racconta “Roberto” Manjeet Singh Bhadal Thuha, presidente nazionale dell’associazione “Saheed Bhagat Singh Nozwan Sabha“, attualmente occupato presso un’azienda bufalina della piana di Altavilla Silentina, organizzatore dell'iniziativa.  Quest’anno la Piana del Sele è stata scelta per radunarsi da coloro che provenienti dalla regione italiana del Punjab, 53 milioni di abitanti, hanno trovato lavoro prevalentemente negli allevamenti di bufale della Campania e di Latina e presso le aziende di mucche del bresciano.  Il 12 settembre si è tenuta una grande festa con l’esibizione di gruppi musicali etnici.  Ieri, domenica, sono tornati per questa donazione alla quale tengono particolarmente.  “Sono tutti colti, gentili e generosi. Ci hanno cercato loro”, ribadisce il responsabile Avis Ennio Francia. “Già preso accordi per ripetere l’iniziativa”.   Di loro si parla poco: “ La nostra è una vita dura. La prima mungitura dalle 4 alle 8. Poi le pulizie della zona di stabulazione e le altre attività nei campi. La seconda mungitura dalle 14 alle 18. Poi si prepara il pastone per l’indomani. Sono passate 14 ore”, è quello che un po’ tutti raccontano.  Quattro anni fa, ad Altavilla, ci fu il primo indiano morto sul lavoro, Gianni Arbans Singh.  Quando a Salerno ci fu il rapimento della signora Basso due di loro furono coinvolti, involontariamente. “I nostri del tutto estranei”, ribadiscono cortesemente  alla domanda.  Attualmente quasi tutti abitano, con il loro nucleo familiare, presso le stesse aziende agricole ed i loro figli si inseriscono facilmente nelle scuole locali dove spesso strabiliano per le loro non comuni competenze matematiche.  “D’altronde c’è anche una seconda emigrazione fatta di scienziati, con tanti ingegneri, matematici e fisici”,  aggiunge  Dalvir Kainth, il giornalista indiano che per conto di cinque testate on line, segue le vicende dei suoi connazionali e che scriverà anche di questa giornata. E’ appena stato a Nettuno dove il sindaco ha ridotto da 30 mila euro originariamente promessi poco più di 5mila gli euro di risarcimento per il connazionale bruciato nella stazione da balordi italiani.